I turismi della democrazia. Le Primarie viste da altrove.

Posted on 5 dicembre 2012

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Lione, Francia 3 dicembre

Il giorno stesso in cui in Italia si pontificava il vincitore delle primarie  oltralpe andava in scena un vertice italo-francese che andrebbe analizzato con molta cura. Troppi i richiami e i punti di intersezione: politica italiana, politica francese e politica europea fondevano le proprie direttrici in un summit parabola della fase nella quale siamo immersi, vale a dire quella di un capitalismo reale che professa tutta la sua incompatibilità atavica con qualsiasi forma di democrazia che non sia soltanto coreografica.

Ma procediamo con ordine, partendo dal padrone di casa François Hollande, vero “socialista europeo” tanto quanto il nostro Bersani ma anche quanto gli ultimi presidenti del Fmi.

Nell’ultimo mese, in casa Hollande, non ha regnato un “socialismo” dal volto umano e espropriazioni, proteste e repressione sono andate intensificandosi. La frattura, che è anche parlamentare  e che potrebbe addirittura avere conseguenze sugli equilibri politici del governo (Ps vs Verdi), si è manifestata sulla costruzione di un nuovo aeroporto a Notre-Dame des Landes, vicino Nantes. Un progetto faraonico la cui logica è prettamente speculativa. La città di Nantes, infatti, possiede già un terminal internazionale ma l’area interessata sembrerebbe essere troppo vasta per le tentazioni urbanizzatrici ed è nientemeno che il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, ex sindaco di Nantes ad essere sponsor privilegiato del progetto tanto che il nuovo aeroporto sarebbe stato ribattezzato “Ayraultport”. La logica dei traffici propagandata a tutto spiano da chi vuole costruire (vedi gigante privato per i lavori pubblici Vinci) risuona quanto mai familiare alle balle raccontate sul Tav  generanti quell’assurda pretesa che sia l’organo a creare la funzione e non il suo contrario. Nella fattispecie il traffico di passeggeri nella città di Nantes è stagnante così come sono in netto calo le merci che dovrebbero viaggiare sulla Torino-Lione. Strane coincidenze da una parte all’altra delle Alpi e se chez nous opere quali il Tav vengono considerate il bancomat dei partiti, in Francia le mobilitazioni di  Notre-Dame des Landes hanno espresso radicalità e significati invidiabili,  qua e qua qualche foto al riguardo.

A ben guardare il potere odierno è nudo. Sono nudi quegli incontri di rito deputati alla catechizzazione, quelli con il verbo lanciato sulla platea dei giornalisti così come sono nudi i summit, tipo Lione, con due rappresentanti di banche e lobby impegnati a firmare l’ennesima dichiarazione di intenti su un progetto inutile e dannoso. Il misero spoglio al quale si sono sottoposti Monti e Hollande è deducibile dal trattamento riservato ai manifestanti che li contestavano, sequestrati, gasati e manganellati come se si trattasse di una piazza della Primavera araba, con il diritto a manifestare relegato alla derisione e alla violenza poliziesca. Troppo forti forse le ragioni per non arginarle con i cordoni sanitari della celere francese, troppo dirompenti i paradossi, le messe in ridicolo del potere per non considerarle come un nemico, perché a questo si riducono oggi, non già il mafioso di turno ma le persone oneste, che parlano di etica e di sviluppo sostenibile.

Quello che i nostri quotidiani hanno spacciato come esame definitivo per il Tav  (in realtà è stato siglata solo una linea guida  che dovrà essere  approvata dai rispettivi parlamenti) sono accordi bilaterali riguardanti principalmente la cooperazione tra polizie (già attuata nella repressione a quanto pare), il settore della Difesa e il settore dei trasporti dove troviamo, questo sì, la modifica del tunnel stradale del Frejus (giusto per chiarire che la riduzione del traffico merci su gomma tanto richiamata a proposito di Tav era un’autentica fregnaccia). Qua il testo del vertice_italo_francese.

Nelle immagini che provenivano da Lione dietro a Hollande c’era Bersani e dietro a Bersani c’era Monti, un trio verso il quale si stanno sprecando ancora tante speranze dopo l’ubriacatura delle primarie.

La meccanica tradizionale, quella che voleva i partiti trasferire le istanze prodotte dalla “società” verso quel luogo deputato al governo, il parlamento, si è invertita instaurando un moto contrario quanto corrotto. Da anni ormai, dalle privatizzazioni ai Ctp e oggi quanto mai, i partiti di centrosinistra si sono riadattati a vere e proprie “cinghie di trasmissione” che dal potere raggiungono la popolazione. Pillole amare di marca destreorsa e neoliberista sono state somministrate da quegli apparati che ancora detenevano una fiducia residuale nella società con ex-comunisti e cattolici-sociali ormai ridotti a diffondere il verbo della  pseudo-modernizzazione.

Il tempo però pare cambiato anche se per alcuni il governo viene ancora prima di tutto #verovendola.

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