Destre a un anno dalla strage di Firenze.

Posted on 13 dicembre 2012

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E’ passato un anno dalla strage di Firenze, quella in cui Gianluca Casseri un cinquantenne simpatizzante di Casapound sparava a sangue freddo prima nel mercato di piazza Dalmazia e poi in quello di S.Lorenzo. La  mira era destinata solo per alcuni migranti, tutti senegalesi. A terra rimasero cinque corpi, due dei quali non si rialzeranno mai più (Diop Mor e  Samb Modou) mentre altri tre (Sougou Mor, Mbenghe Cheike e Mustapha Dieng) vennero feriti gravemente (quest’ultimo è il nome di una persona attualmente paralizzata).

E’ passato solo un anno da quella strage ma il terreno dalla quale questa è scaturita rimane ancora fertile, produttivo, un humus che si espande quale un cancro e che mostra il proprio grugno laddove questo gli è consentito e lo è ovunque, credeteci. Nel silenzio, a cinquecento metri da San Lorenzo, in via Sant’Anna, è stata aperta una nuova sede di Casapound e pochi metri la separano tanto dalla piazza della strage quanto alla Questura, vicinanze che non possono essere lette esclusivamente con le lenti della casualità.

Tra due giorni, il 15 dicembre, con lo slogan “L’Italia è nel caos. Forza Nuova al potere.” a una formazione fascista verrà consentito di sfilare contemporaneamente in 12 piazze italiane, nel mentre il comune di Roma stanzia 11 milioni di euro  (soldi pubblici) per regalare un intero palazzo alla ribattezzata Cassa-Pound e aggressioni fasciste continuano ad essere registrate lungo tutta la penisola con i coltelli a farla da protagonisti, come a Milano solo pochi giorni fa.

Not every exasperated petty bourgeois could have become Hitler, but a particle of Hitler is lodged in every exasperated petty bourgeois.

Se le vittime della strage di Firenze erano migranti lo erano quanto i genitori di Pontedera i cui figli sono stati vittime di un blitz che aveva come obiettivo dei bambini solo perché rei di avere ricevuto la cittadinanza italiana. Quel caso fece discutere ma quel caso era solo la normalità che ci circonda, quella del razzismo mediatico-istituzionale, della Costituzione resa clandestina, degli ammiccamenti piccolo borghesi, delle ordinanze comunali anti-accattonaggio, degli sgomberi nei campi Rom, della guerra alle nuove generazioni escluse politicamente dal futuro e trasformate in classe pericolosa meritevole di tolleranza zero e di risposte poliziesche dagli uomini di governo.

Allora, nelle ore successive alla strage, quando già i giornali titolavano di “raptus omicida” o di “follia” quasi a volere depotenziare la portata della realtà,   le uniche parole sensate le pronunciarono due venditori ambulanti amici delle vittime: ‘Non ci dite che era un pazzo, perché se lo fosse stato avrebbe ucciso sia neri che bianchi.”

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Parole sagge lanciate nel tritacarne mediatico che      marcia quotidianamete e che richiamano quelle di un altro senegalese, Mamadou Sy, sullo sfondo dei fatti di Rosarno e di un’altra strage, quella di Castelvolturno :  “Il problema vero e che si aspettavano che qui arrivassero solo le braccia. Ma sono arrivate anche le persone”. 

Già si era a conoscenza delle frequentazioni dell’omicida Casseri (foto in alto) ma alle analisi si è deciso di non dare seguito alcuno. Forse c’è chi gode di un occhio di riguardo e la retorica del potere va diretta altrove accompagnata dal disciplinamento da manganello o dalle custodie cautelari nelle carceri.

La verità è che della palude nella quale siamo costretti a muoverci non ci importa ancora un granché, ne osserviamo il piano inclinato senza riuscire a trovare un piccolo appiglio di risalita. Solo ieri, nell’anniversario della Strage di Piazza Fontana, 442 deputati votano alla Camera a favore di un’altra strage, quella del pareggio di bilancio in Costituzione.

Le destre avanzano  e non basterà una targa commemorativa per fermarle.

13 dicembre 2011

“Viviamo immersi nella politica. Ci bagniamo nel torrente stantio e mutevole del chiacchiericcio giornaliero sulle possibilità e i meriti di candidati interscambiabili…: su qualsiasi radio o stazione televisiva quegli autori ci propinano “idee” che sono tanto facili da recepire solo perché sono “idee già recepite”, nozioni precostituite nella mente di tutti. Si può dire tutto e ancora, indefinitamente, poiché in effetti non si dice nulla. E i nostri commentatori patentati, che s’incontrano a un’ora prefissata per dibattere sulle strategie di questo o quel politico, la figura o i silenzi di questo o quest’altro, svelano tutta la verità di questo gioco quando esprimono l’auspicio che la loro controparte non sia d’accordo con loro “così che possa esserci un vero dibattito”. Il loro parlar di politica, come una chiacchierata sulla pioggia o il bel tempo, è per natura evanescente, e l’oblio continuo che ci permette di rimanere indifferenti di fronte alla straordinaria monotonia è ciò che consente al gioco di proseguire.”  

(Bourdieu ed. orig. 1988; in Wacquant 2005: 74)

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