Stato d’eccezione.

Posted on 2 aprile 2013

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“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”
Carl Schmitt
 

“Poiché non esiste nessuna norma che sia applicabile al caos, questo deve essere prima incluso nell’ordinamento attraverso la creazione di una zona di indifferenza fra esterno e interno, caos e situazione normale: lo stato d’eccezione.” Giorgio Agamben

E’ dal 2010 che in certi ambienti (movimenti) Napolitano è scomparso del tutto. Se la figura rimaneva tale (ahinoi) il riferimento al Presidente prevedeva immancabilmente un’altra formula: Re Giorgio. Le copertine dell’Espresso arrivarono solo in seguito. Molto in seguito.

In questi giorni nei quali le critiche a Napolitano piovono da tutti i punti cardinali, con la nomina dei 10 “saggi” che ha reso nudo ciò che prima era semplicemente molto svestito, c’è addirittura chi grida al golpe. Indubbiamente la “forzatura” possiede una sua caratura specifica elevata:  la prorogatio di fatto del governo Monti è  un unicum della storia repubblicana (a elezioni ormai imminenti si potrebbe tranquillamente affermare che mancano pochi giorni al Monti bis, scrivevamo alla vigilia del voto) così come i due gruppi di “saggi” nominati dal Presidente con criteri di nomina puramente discrezionali presentano opacità non indifferenti sulla loro costituzionalità. Se la parola golpe appare immeritata il “colpo di mano” in questo senso non è passato inosservato.

“Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem.  (La necessità non conosce leggi, ma diventa essa stessa legge.)

Le cronologie degli avvenimenti molto spesso raccontano più dei fatti stessi. Per chi l’avesse scordato, nel 2011, il nostro Paese è stato commissariato per debiti e quel poco di sovranità residuale che avevamo ci è stata pignorata. Ci viene permesso di continuare ad abitare in Italia, ma pagando, perché di fatto il paese non ci appartiene più. (Qui) In quello stesso anno e siamo a Bruges-Belgio-Unione Europea, appena prima dell’insediamento dei “tecnici” Re Giorgio auspicava ad una “necessaria cessione di una parte di sovranità” che includeva immancabilmente il Paese da lui rappresentato: l’Italia. Il “colpo di mano” recente, “la gerontocrazia dei saggi”, non è che un figlio bastardo di quella visione nonché del peccato originale compiuto con la nomina di Monti al posto di un’urna sacrosanta.

Allora i “gonzi” vari dell’opinione pubblica italiana salutarono con favore se non con silenziosa rassegnazione i “salvatori della patria” e l’antiberlusconismo più becero uscì dai cervelli per entrare nelle pance. Furono poche le voci critiche che contestarono quella nomina e nessuno si strappo i capelli per la mancata chiamata al voto. Non solo. I più “gonzi” e lo ricordiamo bene, furono coloro i quali, all’indomani della nomina dei Ministri, si bevvero la favola applaudendo al numero di “donne” e di “titoli accademici” che componevano la squadra di governo, segno che gli specchietti per le allodole nell’epoca del marketing della soggettivizzazione sono dispositivi sempre attivi. E chissà cosa diranno oggi in presenza di quei dieci “maschietti” dei “saggi lottizzati”.

Prendere tempo è diventata la parola d’ordine laddove questo da sempre è risultato una risorsa scarsa. Già il 15 aprile cominceranno le procedure per l’elezione del nuovo Presidente segno che il tempo è scarso anche per loro, “saggi”. Gli appuntamenti delicati al Paese non mancano di certo e Dpef, Tares e l’Iva dovrebbero fare tremare i polsi anche a un governo legittimato dal voto e sostenuto da quell’unica istituzione che dovrebbe rappresentare la sovranità popolare: il Parlamento.

Che la prassi della democrazia parlamentare non regga più la violenza degli interessi contrapposti dovrebbe essere ormai sotto gli occhi di tutti così come le partite dirimenti si svolgono su campi che sono al tempo stesso al di sopra e al di fuori del gioco democratico. Draghi che telefona a Napolitano ne è esempio vistoso, molto più efficace e lampante della forte richiesta di cambiamento espressa dalla maggioranza degli elettori e del nuovo parlamento che li rappresenta. Gli italiani, divisi su tutto, hanno concordato su un solo dato: il rifiuto della tecnocrazia liberale di Mario Monti e coloro i quali sarebbero dovuti uscire dalla porta non hanno dovuto nemmeno scomodarsi per rientrare dalla finestra visto che li ritroviamo ancora lì. Re Giorgio ha negato a Bersani la possibilità di presentare un governo che passasse alle camere perché i voti del Senato non lo consentivano ma nel farlo ha di fatto sostenuto un governo dimissionario (mai sfiduciato) con una legittimità ben più misera di un governo Bersani bocciato in Senato.

Bizantinismi che dalla farsa passano alla tragedia e sanno tanto di un calderone italiano di ominicchi e quaquaraquà da sempre sfuggenti alle responsabilità. Dopotutto siamo il Paese che osannò Compagnoni e Lacedelli dopo la conquista del K2 ostracizzando per anni sia l’aiuto che la figura di Walter Bonatti (uno dei migliori alpinisti al mondo) senza il quale la spedizione avrebbe avuto sicuramente un esito differente. E cosa dire delle strategie dei “rivoluzionari” grillini (perfino Crimi ha compreso che un governo Bersani, anche senza fiducia, avrebbe più legittimità di quello Monti, salvo poi essere contraddetto dal capo) che per problemi di spazio riassumeremo con queste due notizie: (questa) e (questa)?

Cipro pochi giorni or sono.

Cipro pochi giorni or sono.

La rapina del vicino è sempre più verde

Ciò che è certo è che i costi della crisi andranno pagati da qualcuno e la stragrande maggioranza della popolazione dai disoccupati agli immigrati fino al mondo de lavoro all’oggi è priva di qualsiasi rappresentanza politica che sia essa anche culturale, ideale e soprattutto programmatica.

CiòfaniVecchi

CiòfaniVecchi

L’ultima mossa del sovrano ha reso evidente lo Stato d’eccezione dentro al quale siamo immersi, aveva ragione Re Giorgio, le elezioni nel 2011 erano inutili così come lo sono state quelle del 2013. Sarebbe saggio (questo sì) che anche quella galassia di partitini che compongono la sinistra (extraparlamentare e non) lo tenessero presente. Le elezioni sono tattiche ma i veri cambiamenti passano da altre latitudini, dalle lotte quotidiane, dal lavoro abbandonato a se stesso e nel silenzio della rappresentanza sindacale, dai conflitti nelle università e nelle lotte per la casa piuttosto che da incesti malriusciti per rientrare in Parlamento, rimborsi annessi (vedasi Rivoluzione Civile). Alieni, salvatori della patria, il nuovo che avanza (nella foto) andrebbero lasciati ad altri che considerano ancora la politica un esercizio non dissimile dal telespettatore, un voto ogni 2-4 anni e poco più.

Il governo migliore dopotutto la settimana trascorsa lo ha già visto e risiedeva nelle 4.000 persone scese in piazza a Ferrara in solidarietà della famiglia Aldrovandi o in quelle 12.000 che in Sicilia hanno marciato contro il Mous.

L’Europa è finita. Ora che si sono messi d’accordo, ricominceranno a farsi la guerra, coltivando il sogno di una barbara supremazia. A noi rimane il mondo.
Il ragazzo riempie di nuovo la tazza.
Tiro un’ampia boccata di fumo dalla canna del narghilè. Le membra si rilassano, sprofondando nel cuscino.
Sorrido. Non esiste un piano che possa prevedere tutto. Altri solleveranno il capo, altri diserteranno. Il tempo non cesserà di elargire sconfitte e vittorie a chi proseguirà la lotta.
Sorseggio soddisfatto.
Ci spetta il tepore dei bagni. Possano i giorni trascorrere senza meta.
Non si prosegua l’azione secondo un piano.

Q

 

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