“Sei stato tu, con il tuo ombrello!” Pansa, un nome che è già un programma.

Posted on 8 giugno 2013

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Quando in Italia avvengono fatti politico-sociali enormi la pubblica prassi prevede, non già il domandarsi quali argini vi si possa opporre, bensì il voltarsi dall’altra parte per evitare di vederli. In effetti il “quieto vivere” in questo Paese è riservato non tanto ai cittadini ma alla docilità del “non vedo”, “non sento”, “non parlo” elevato a valore supremo da un potere in rotta di collisione con qualsiasi evidenza.

Occorre fede, tanta fede per abitare lo stivale. Una disciplina supina e un’obbedienza cieca. I dogmi della chiesa paiono dilettanti allo sbaraglio se paragonati al credo quia absurdum richiesto dalla Repubblica italiana e dalle sue Istituzioni. img1024-700_dettaglio2_sindaco_terni_feritoL’episodio di Terni è solo di qualche giorno fa ma pare non avere esaurito la propria carica di gravità inaudita nel brutale ferimento di un sindaco e di un’operaio. Finché si tratta di studenti quindicenni, disoccupati, zecche, professionisti del disordine, orfani sinistrati, rom, migranti, poveri senza una casa, terremotati, esodati, precari o normali cittadini, tutto bene. Quando però si colpisce un sindaco sono le stesse istituzioni ad essere toccate o ad essere fracassate, come in questo caso, e gli interrogativi, grane, “indignando” anche chi, fino a quel momento, è stato sordo ad ogni indizio. Verrebbe quasi da dire che il razzismo peggiore è quello di sinistra ma occorre essere realisti ed accettare i ruoli esistenti e ciò che ancora continuiamo a definire istituzioni tanto, almeno in questo caso, sembra che possano condividere lo stesso destino, quello di un potere cieco che non si fa scrupoli ad azzannare anche parti di se stesso.

E’ nella natura delle cose, piove ma occorre dire che c’è il sole.

Tonfadiprimavera

Tonfa di primavera.

Se la verità è innominabile occorre che tutto il Paese si travesta da cardinal  Bellarmino, colui che, non tronfio di avere condannato al rogo Giordano Bruno, rifiuta sdegnato lo sguardo dentro al cannocchiale di Galileo per evitare di vedere ciò che non accetta nemmeno di immaginare. ombrelloI “vestiti” al grande pubblico li offrono due filmati (dai quali non si capisce nulla e che potete trovare qui) made in Tg3 e Polizia di Stato, perché siamo in un paese democratico e le opposte tifoserie vanno scatenate con la solita scusa di guardare il dito e non la luna.

Nel mentre si prende un’ombrello e si danza la tarantella. Il suo proprietario, invece, un’operaio di 36 anni, padre di due figli, incensurato, che lavora alle acciaierie da dieci, che si trovava  a Terni per difendere la sua vita e il suo posto di lavoro e che, come riferisce il suo legale, “mette spontaneamente a disposizione della polizia l’ombrello” finisce nel registro degli indagati con le accuse di: reati di lesione, di riunione pubblica non autorizzata (tutti gli altri, sindaco compreso?), violenza o minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, getto pericoloso di cose e interruzione di pubblico servizio.

Il sindaco ferito, Leopoldo Di Girolamo, non viene nemmeno sentito in procura mentre sull’ombrello sequestrato non vengono riscontrate tracce di sangue (le avrebbero comunicato, certamente). Il tutto dunque “si riduce” a due video: Tesi a: il sindaco viene colpito di fronte dalla polizia, Tesi b: il sindaco viene colpito da dietro dall’ombrello. Le dichiarazioni dell’Assessore alle attività produttive della Regione Umbria, Vincenzo Riommi, a quanto pare non sembrano interessare: “Io guardavo davanti e non dietro – precisa perché parlavamo col responsabile della questura. La verità dei fatti e’ chiara e la pezza rischia di essere peggiore del buco” (qua) e nemmeno quelle della vittima, il primo cittadino, che all’Adnkronos dichiara: “C’erano alcuni poliziotti che colpivano con i manganelli, io non ho visto chi mi ha colpito perché ero girato verso i lavoratori” (qua). Se il sindaco era girato verso i lavoratori il colpo sarebbe partito sì da dietro ma dalla parte dove era schierata la polizia, ipotizziamo sottovoce.

vauro

La vicenda, che sarà oggetto di un’interrogazione parlamentare e che qui chiudiamo con una vecchia vignetta di Vauro, però, si inserisce in un contesto, quello del nuovo capo della polizia Alessandro Pansa (omonimo di un tristemente celebre giornalista con l’hobby del revisionismo) erede di Manganelli.

Nel suo discorso di “insediamento”, davanti al neo-ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha tracciato la linea di quello che sarà il suo operato, riportiamo da Sole 24 ore Il disagio sociale «preoccupa» più degli scontri e per questo la polizia farà «sempre di più per agevolare il dialogo e la mediazione», potendo contare su uomini e donne, «figli, padri e madri di lavoratori», sulla cui professionalità «non c’è alcun dubbio»: ma la protesta, «per quanto motivata, non potrà mai sfociare in episodi di violenza». «Siamo ben consapevoli – sottolinea non a caso – che oggi il dissenso esprime un duplice malessere, costituito da un lato dalle difficoltà economiche frutto della crisi e dall’altro dall’incertezza che pervade i cittadini per il proprio futuro. Il nostro compito sarà dunque quello di garantire a chiunque la libertà di esprimere il proprio disagio senza che ciò comporti l’alterazione dell’ordine sociale». Sulla “professionalità” della polizia italiana ci sarebbe molto da dire e da studiare ma ci limitiamo a ricordare che in più di un caso questa ha dimostrato di essere un corpo omicida e che morire ammazzati in tempo di pace non è proprio sinonimo di mediazione. Anche sul caso di Terni però Pansa si è espresso e queste sono state le sue dichiarazioni a SkyTG24“Quei poliziotto sono figli di operai” […] quello di Terni “non è un caso chiuso, perché c’è un ‘attività ispettiva in corso che deve completare tutto il suo iter”. “Allo stato dei fatti – aggiunge – abbiamo quattro feriti, tre sono poliziotto e uno è il sindaco, che non è stato ferito dalla polizia“. Ma il neocapo della polizia ci tiene a sottolineare che “non c’è dubbio alcuno sulla democraticità della polizia nei rapporti con la piazza, nei rapporti con i cittadini e anche nella situazione di tensione. Quei poliziotti sono per il 90% figli di operai, che hanno un problema: sono sicuri che la maggior parte dei loro figli non avranno neanche la possibilità di diventare operai.” Fortunatamente non è stato citato Pasolini anche se il riferimento sembra essere chiaro così come le dichiarazioni rilasciate che, se inserite in un’altro contesto, assumono contorni al dir poco spettrali.

Il dito medio dell’agente alzato dopo la lettura della sentenza del caso Cucchi

Il dito medio dell’agente alzato dopo la lettura della sentenza del caso Cucchi (qua)

I “dubbi alcuni” sulla democraticità della polizia nei rapporti con la piazza e nei rapporti con i cittadini, infatti, arrivano in contemporanea alla vergognosa sentenza sul caso Cucchi e al “colpo di spugna” sulle 222 denunce, di altrettanti manifestanti, sulle violenze di strada compiute dalla polizia nei giorni del G8. G8Ma non solo. Arrivano alla viglia della sentenza della corte di cassazione per il lager di Bolzaneto, il 14 giugno e all’arresto di Francesco Puglisi, manifestante condannato a 14 anni di reclusione per un reato che risale ai tempi del fascismo “devastazione e saccheggio”. Arrivo mentre a Treviso Mussolini resta cittadino onorario nelle stesso tempo in cui, in quella città, piovono denunce sui familiari di Giuseppe Uva e contro gli autori del documentario ‘Nei secoli fedele’ che ne ricostruiva la vicenda. Arrivano mentre la “professionalità” della polizia viene interrogata dall’ennesima morte in caserma e mentre a Velletri un gruppo di neofascisti pesta un noto cantante napoletano, Zulu, il quale non sporge denuncia e ci sarà da augurarsi che le indagini procedano ugualmente.

La riscrittura della storia del nostro Paese sembra essere in dirittura d’arrivo. A discapito di quanto affermano la nostra carta costituzionale, la nostra Storia, le nostre sofferenze, sembra che in un documento ufficiale dello Stato, la Relazione annuale consegnata al Parlamento dai servizi segreti del pericolo neofascista non vi sia traccia rilevante.

I servizi segreti nella loro relazione annuale al Parlamento, dedicano una sola paginetta e mezzo ai gruppi neofascisti (di cui una dedicata ai fascisti in altri paesi europei) e ben cinque pagine ai movimenti della sinistra. Un falso senso comune parla di “opposti estremismi” ma – ad esempio – gli apparati dello Stato sembrano molto più impegnati e preoccupati di uno solo di essi: quello della sinistra.
Scorrendo la relazione annuale dei servizi segreti sulla situazione del paese, colpisce anche ad occhio il “doppio standard” applicato nell’analisi sui movimenti di sinistra e su quelli neofascisti.
Ai primi sono dedicate ben cinque pagine dettagliate, in particolare quelle sugli anarchici, ma anche e soprattutto ai movimenti sociali e ai conflitti sul lavoro e nei territori. A cominciare dai movimenti che cercando di allearsi tra loro e che si battono per il non pagamento del debito, per i beni comuni o contro la Tav in Val di Susa e il Muos in Sicilia.

Ai gruppi neofascisti invece è dedicata solo una paginetta e mezzo di cui buona parte occupata da una scheda sui neofascisti… negli altri paesi europei. Non solo. Si afferma che ormai sono orientati soprattutto nel sociale e nell’uso del web “per allargare la loro base militante”. Anche i fascisti nelle tifoserie vengono ritenuti ormai innocui. Curioso. Se i gruppi comunisti o della sinistra si occupano del sociale sono pericolosi per il sistema, se lo fanno i fascisti no. Come a dire che i fascisti in Italia non sono un problema nè un fenomeno da monitorare con attenzione.
Qualcuno dira? Dov’è la sorpresa? Non c’è alcuna sorpresa infatti. La storia recente del nostro paese conferma che questa è stata sempre la diagnosi e la preoccupazione dei servizi segreti e degli apparati coercitivi dello Stato. Il linkage tra apparati dello Stato e fascisti è stato e rimane fortissimo, contiguo, coltivato, e – quando necessario – attivato come strumento di intimidazione e provocazione contro i movimenti e le lotte parallelo a quello ufficiale. L’antifascismo non è un “problema per vecchi”.

Fascism is coming.

Il fascismo uccide. Ora e sempre.

ClementMeric

A Clément Méric assassinato a Parigi tre giorni fa per mano fascista.

A Ethem Sarisuluk, Abdullah Comeryt, Mehmet Ayvalitas, Turan Akbaş resistenti assassinati in piazza in Turchia per la libertà.

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