“Sei stato tu, tu ti sei ucciso con la tua pelle nera.”

Posted on 11 luglio 2016

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Chiunque, in quel luglio del 2001, aveva un età tale da seguire telegiornali e servizi vari se la ricorda perfettamente quella frase.

“Sei stato tu, tu l’hai ucciso col tuo sasso.”

A pronunciarla, il vicequestore Adriano Lauro con Carlo a terra, morto, pochi istanti dopo lo sparo che lo uccise, invitando a linciare sul posto uno a caso, il primo manifestante che dopo il fatto aveva urlato “Assassini”.

 

Se vi è uno sport che va per la maggiore in Italia non è già il calcio quanto piuttosto quella data disciplina che prevede una certa dose di vittimismo tale da incensare prevaricatori, prepotenti e potenti di ogni sorta. Una specie di “tratto culturale” quanto la pasta e il pallone. Pensiamo anche solo a come spesso si è dipinto (ed è stato dipinto) il personaggio che ha permeato almeno un ventennio di politica italiana, il Berlusca; come vittima: prima della magistratura, poi della “vecchia politica”, del Parlamento, dei poteri forti….e via discorrendo. Un gioco che scansa le responsabilità in cui è in ottima compagnia. Carattere che vale nel micro quanto nel macro.

“….pare un orango.” “Sono stato frainteso.” “I problemi sono altri.”

“L’Italia come nazione è pressoché interamente edificata su un immaginario vittimista, a partire dall’Inno di Mameli: «noi fummo sempre calpesti e derisi». Vittimismo chiagni e fotti: rileggiamo La grande proletaria si è mossa di Pascoli, pensiamo al mito della «vittoria mutilata» (espressione coniata da D’Annunzio)… L’Italia, che è stata molto più spesso carnefice, non sa rappresentarsi se non come vittima. Vittima di soprusi antichi e recenti. Si veda com’è raccontata la vicenda diplomatica dei due Marò, «i nostri ragazzi», l’India cattiva, gli oscuri complotti…” [qua]

Il vittimismo è un esercizio che se lo si tiene presente permea ogni cosa, annulla le responsabilità per proiettarle su qualcun’altro. Alle volte spoglia le vittime della propria condizione per vestirne i carnefici.

reagito

Oggi che da Fermo, nelle Marche, la merda è tracimata il fenomeno si è fatto visibile anche “ad occhio nudo” ma c’è dell’altro, molto altro. Innanzitutto c’è un linguaggio e c’è una stampa con parole cancellate, sostituite, innominabili se associate a certi fatti. Chiunque sa che il linguaggio plasma il mondo attraverso il filtro della sua comprensione e ad ogni parola è associato un referente. E’ un dito che indica qualcosa di preciso. Se si sbaglia “indirizzo”, alle volte è perché ci è stato indicato qualcosa di diverso, differente, qualcos’altro.

Sui media italiani va di moda parlare di [violenza politica] esclusivamente per delle scritte giornalisui muri, per delle manifestazioni di rabbia o di critica, perfettamente legittime, nei confronti delle Istituzioni. Quando però un richiedente asilo, che scappa da Boko Haram viene massacrato di botte fino a morirene per difendere la compagna apostrofata come “scimmia” la faccenda diventa “cronaca”, roba da ultrà, da razzisti tuttalpiù. Che il mese scorso, in quella stessa città, fossero stati piazzati degli ordigni davanti alle chiese che ospitavano i migranti è un dettaglio irrilevante.

Così come è totalmente irrilevante che l’omicidio sia avvenuto al di fuori del contesto del tifo calcistico oltre ad ogni ragionevole dubbio. L’omicida sarà comunque etichettato come ultrà anche quando la maglietta che indossava durante l’azione non era quella di una Juve o di un Inter ma di un noto gruppo musicale neofascista. L’ “indirizzo” fascista, di questa vicenda, è da celare il più possibile anche se come movente dovrebbe centrare molto più quest’ultimo rispetto al tifo calcistico. 

Ci sono parole, infatti, che vanno taciute, che non devono mai essere associate a certi fatti. In Italia i neofascisti non esistono e la violenza politica è da riservare a chi protesta o al “nemico buono per ogni stagione” l’Islam (interessante su questo un recente studio del Royal United Services Institute pubblicato sul Guardian) anche se uccidono e agiscono con frequenza estrema. Gianluca Casseri quello della strage dei senegalesi a Firenze non era certo di Casapound mentre Daniele DeSantis non era minimamente affiliato all’estrema destra romana, tanto per citare giusto i casi recenti dove i morti ci son scappati per davvero. Senza contare poi tutte le aggressioni che si riproducono con una cadenza sempre maggiore lungo tutta la penisola. Pure queste poco conosciute visto che sembra destare maggiore scandalo il dare della pecorella ad un carabiniere piuttosto che aggredire gli avversari politi con coltelli e martelli. (Qua giusto le ultime aggressioni gravi più recenti a Napoli e Trento.) 

Qualcuno, sulla stampa di questi giorni, è “stati costretto” in qualche modo a porsi domande circa il climax che si respira ormai nel Paese. leCi si è dovuti interrogare sul linguaggio sdoganato della Lega, quello stesso sfornato h24 da quegli stessi media che oggi fingono indignazione. Si cade dalle nuvole, tanto per tornare al vittimismo. Da quaggiù ci “piace” ricordare piuttosto l’informativa della Polizia al Ministero dell’Interno, quella che descriveva Casapound come un’allegra comitiva di “bravi ragazzi”, quella mai smentita da Alfano e che nessun giornale pare abbia ritirato fuori in questi giorni. Sembra come che da una parte ci sia la volontà di pompare l’assunto fascista per poi farne un distillato utile alla governance e al razzismo istituzionale di carattere quotidiano.

“Divertente” osservare il gioco di specchi che prevede una galassia neofascista “rivendicare” con orgoglio la titolarità di un omicidio che informazione e giornalisti tentano in ogni modo e a fatica di negare. Non appena si viene “pizzicati” poi si fanno orecchie da mercante, l’assassino nessuno lo conosce o si discosta direttamente lui, come per Firenze e Casseri. Tutto l’onore sbandierato si traduce appunto in vittimismo, nel rifuggire dalle responsabilità quando le cose prendono una piega sconveniente. “A noi!” e via di volata.

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sfasc

Senza contare il lerciume che uscirà nei prossimi giorni quando Istituzioni totalmente squalificate ad ogni livello cercheranno di mettere un tappo all’accaduto. Vedere un Ministro come Alfano riabilitarsi “all’occhio moderato” dallo scandalo che ha colpito il fratello, grazie a questa vicenda mette i brividi. Così come difficilmente potranno essere spurgate le tossine di chi predica un antifascismo intransigente solo verso chi cerca di arginarlo quotidianamente nelle pratiche. Le vedremo in opera domani, martedì con la manifestazione sindacale indetta in risposta all’uccisione. Le vedremo nel disappunto del precario dall’esistenza sempre più grama che, nell’humus attuale, concentrerà la sua attenzione sui soldi pubblici che verranno spesi per far laureare Chimiary, la vedova di Emmanuel. Purtroppo.

fassino

Le vediamo già in opera oggi laddove il Pd, il Partito della Nazione, ha subito la sconfitta più sonora nelle ultime amministrative. Si svolta a destra, sempre a più destra.

I tanti richiami all’antifascismo poi che suonano da più parti sull’ondata emotiva del momento altro non sono che formule di rito riprodotte meccanicamente, quasi come atti dovuti o frasi di circostanza senza alcun legame con la realtà. A distanza di poche ore dall’omicidio e dal finto sdegno, mentre a Fermo il fascismo andava nuovamente in scena, a Cremona un Pm domandava pene piuttosto severe per tre antifascisti rei di aver cercato di arginare (con una manifestazione) gli “Amedeo Mancini” che, in quella città, avevano già agito mandando in coma Emilio. Devastazione e saccheggio 4 anni e 2 mesi per due e 5 anni e 6 mesi per il terzo, ecco ciò lo Stato riserva a chi i fascisti cerca di combatterli non soltanto a chiacchiere o a vane formule di rito: il codice Rocco e un reato introdotto in Italia proprio sotto al regime fascista.

Dopotutto, sui rapporti incestuosi tra Pd ed estrema destra abbiamo già qualche inchiesta.

“Esempi dai territori: piddini che fanno iniziative con Casapound, fascisti ospitati in circoli del Pd, piddini e fascisti che si fanno i selfie assieme, Casapound che invita a votare Pd, dirigenti locali del Pd che si accusano a vicenda di avere pacchetti di voti neofascisti… Tutto vero!

Non solo, qua a Modena anche una sostanziale esperienza diretta.

Giusto un paio di mesi fa sindaco Pd e Forza Nuova parlavano all’unisono!

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“Nel deserto di una città silenziosa, che si ritrae di fronte alla vergogna di un vile atto sfilano in 500.” Antifascisti.

 

 

 

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