Se Nuit Debout ora la fa la polizia?

Posted on 23 ottobre 2016

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La Politica non esiste: è rimasta solo la polizia.

In un ambiente di Capitalismo Reale come quello attuale questa affermazione assume un peso quasi letterale. A meno che non si vogliano davvero considerare come Politica (con la P maiuscola) l’intrattenimento da talk show televisivo, le chiacchiere da social network o quelle conferenze stampa nelle quali sembra che a parlare sia un tuo simile, compartecipe in toto dei tuoi problemi salvo poi smentirsi alla prima occasione utile; oppure ancora altri trastulli dello stesso genere che tappezzano la nostra abitazione “democratica”. Non appena si esce da questo piccolo inganno domestico quella frase assume contorni più nitidi, veritieri.

Se i vuoti in Politica prima o poi vengono sempre riempiti, lo stesso accade col potere. Se si abdica qualcuno dovrà riempire quel posto lasciato vacante. E’ un po’ ciò che accade nelle nostre città, dove la politica si disimpegna da determinati problemi arriva la polizia ad affrontarli e agli eccessi di quest’ultima fa sempre seguito un silenzio interessato della prima. Lo abbiamo visto anche recentemente con gli sgomberi a Roma e Bologna, giusto per rimanere equidistanti tanto dal Pd quanto dai 5 Stelle e per sfatare ancora una volta quel falso mito che vedrebbe questi ultimi come una forza di “rottura”. In entrambe le città è andato in scena un potere poliziesco eccedente alla “normalità”, sintomo che la mano militare possiede ormai una certa discrezionalità nella governance del territorio e i silenzi che le due giunte, Raggi e Merola, hanno tenuto sugli sgomberi del Corto Circuito e dell’occupazione abitativa di via De Maria, non fanno che sottolinearlo. I territori li governano i Prefetti, dunque il Ministero degli Interni, nessun altro.

“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”
Carl Schmitt

 

Che succede dunque se queste “eccedenze” debordano palesemente come sta accadendo in questi giorni in Francia, dove a scendere in piazza armata e senza alcuna autorizzazione è la polizia?

Strano che la notizia abbia latitato fino ad ora tanto sui media mainstream quanto sui siti di movimento. Più che di folklore assistiamo ad un fenomeno di una certa rilevanza dove il quadro che va componendosi presenta i colori dell’eversione più palese non soltanto ai margini ma proprio nell’insieme. Parliamo di un fenomeno grave e che va avanti da una settimana, almeno nelle sue forme attuali.

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Anche i numeri sono importanti. Soltanto nella notte tra giovedì e venerdì si contavano 800 agenti a Lione, 400 a Melun, 120 a Evry, un centinaio a Bobigny, Tolosa, Carcassonne e Bordeaux mentre a Parigi in 500 marciavano verso l’Eliseo. (Qua)

Detonatore, un episodio avvenuto a Viry-Chatillon a inizio mese, l’8 ottobre per essere precisi, con un paio di poliziotti feriti gravemente da un cocktail molotov lanciato nella volante. Le pattuglie, due, entrambe colpite, stavano controllando una telecamera di videosorveglianza distrutta più volte dagli abitanti del quartiere (periferia sud di Parigi). Si inizia a Nizza, in piazza Masséna pochi giorni dopo il fatto, con i funzionari che posano in uniforme davanti ai loro veicoli con le sirene accese, postando poi le foto su Facebook, poi via, via a Ivry tra il 14 e il 15 ottobre davanti alla prefettura fino alle manifestazioni di questa settimana.

 

 

A Parigi, il 19, mentre alcuni flics marciano sugli Champs-Elysées altri 200 si ritrovano a Place de la République, stesso luogo nel quale, poche settimane prima, reprimevano pesantemente i partecipanti a Nuit Debout e luogo simbolo delle proteste contro la loi-travail. Proprio per questo, quella stessa sera, alcuni attivisti cercheranno di attuare una contro-manifestazione che, causa numeri esigui (circa 50), sarà presto scacciata in malo modo. “Il poliziotto ci dice di andarcene in maniera veemente, mano sul calcio della pistola già a metà fondina.”14718683_1403725092978771_1115678451783905577_n

Da sottolineare che le manifestazioni si svolgono senza alcuna autorizzazione se non quella implicita dei propri colleghi di scorta. Si svolgono armate e a volto coperto quasi come se si trattasse di nouveau Freikorps del nuovo millennio spuntati anche in assenza di una Guerra Mondiale alle spalle. Anche chi  è in servizio partecipa e, ad oggi, non si riscontra alcuna significativa azione disciplinare nei loro confronti. Anzi, il Ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve ha detto chiaramente di non voler applicare alcuna sanzione.

 

5857477lpw-5861025-article-jpg_3852327_660x281I bersagli tuttavia erano proprio loro, lo stesso Cazeneuve e Jean-Marc Falcone, capo della polizia, del quale più volte i poliziotti hanno chiesto le dimissioni. Le richieste sempre le stesse: più armi a disposizione, pene più severe e maggiore impunità per loro stessi. Proposte in linea con quelle del Front National di Le Pen, del quale sembra  faccia parte un leader della protesta, tale Rodolphe Schwartz, che avrebbe oltretutto lasciato la polizia nel 2014!

Proposte che verranno ovviamente prese in considerazione e già nei prossimi giorni sarà lo stesso capo della polizia a farsene portavoce con il Ministro degli Interni. Dopo lo Stato d’Emergenza già prolungato nuove nubi si addensano sul futuro della République ed un “socialista” del calibro di Hollande potrà perfettamente vestire i panni di un nouveau Friedrich Ebert con Cazeneuve nei panni di Gustav Noske in una rediviva Weimar in salsa francese.

Troppo pessimista? Già da domani (24/10) inizierà lo sgombero della “giungla” (appellativo osceno) di Calais che durerà per una settimana, un operazione militare che prevede 1.250 agenti pronti a gasare (di lacrimogeni) tra le 7.000 e le 8.000 persone. Non serve una Prima Guerra Mondiale….

“Che cosa andrete a fare con la vostra collera? Per cominciare, riconoscerete le similitudini di forma tra quello che voi fate ora e ciò che abbiamo fatto noi in primavera e dovrete pure ammettere che avete imparato qualcosa al nostro contatto, a “starci vicino”.  E’ stato spesso rude certo, ma vedendo il vostro movimento di oggi, siamo sempre più convinti che avevamo ragione a gridare «tout le monde déteste la police» e di avervelo fatto capire in molti modi, più o meno smussati. Voi siete nel cuore della maggiore contraddizione della società capitalista: quella che la vede funzionare solo attraverso un relativo consenso pur creando continuamente motivi per romperlo. Allora, che ci sia malessere nella polizia, è una buona notizia per noi partecipanti a “cortège de tête”, e ci congratuliamo per avervi contribuito non poco.”  

Da: Adresse aux manifestants sauvages de la police. Di Serge Quadruppani

 

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