Sabato italiano.

Posted on 7 novembre 2016

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“Il fascismo vuole guarire gli italiani dalla lotta politica, giungere a un punto in cui, fatto l’appello nominale, tutti i cittadini abbiano dichiarato di credere nella patria, come se col professare delle convinzioni si esaurisse tutta la praxis sociale […] Il fascismo in Italia è un’indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione. […] Mussolini non è dunque nulla di nuovo: ma con Mussolini ci si offre la prova sperimentale dell’unanimità, ci si attesta l’inesistenza di minoranze eroiche, la fine provvisoria delle eresie. […] Privi di interessi reali, distinti, necessari gli Italiani chiedono una disciplina e uno Stato forte. Ma è difficile pensare Cesare senza Pompeo, Roma forte senza guerra civile. […] Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo.”

Elogio della ghigliottina, Piero Gobetti 1923

Ad un mese di distanza, col referendum costituzionale ormai in vista, quali sono esattamente le coordinate del Paese? Che vento spira? Qual’è la rotta?
Il Sabato appena trascorso qualche indicazione precisa ce la fornisce a patto di saper guardare anche ai “margini” e non solo a un “centro” che riproduce meccanicamente le solite dinamiche discorsive tossiche e inerti.

A tal proposito, sentire espressioni quali “città ferita”, “devastata” ripetersi per la Firenze della Leopolda come se si stesse riproponendo lo stesso copione della Milano del 1 maggio, quello dell’Expo per intenderci, risulta avvilente. Allora il gioco funzionò a meraviglia e poco importa che giusto la settimana scorsa, gli stessi giornali che avevano alimentato la canea contro i No Expo amplificandone gli stigmi e annullandone le ragioni si accorgessero della corruzione che gravava attorno al megaevento. Dopotutto funziona così in Italia: il discorso comune sa perfettamente che c’è corruzione in ogni settore, che c’è il magna magna e che il politico è un ladro per definizione però non appena si affaccia un movimento che queste dinamiche le indica con precisione, senza generalizzazioni e prova a contrastarle ecco come stranamente il tutto scompaia e quest’ultimo diventi il nemico pubblico numero uno. Il Paradiso dell’endemicità.

Nel maggio dello scorso anno il gioco funzionò a meraviglia ed oggi si tenta di ripeterne lo schema nel tentativo di impantanare il No referendario ad un’immagine negativa, quella reductio a delinquente utilizzata per i No Expo; segno inequivocabile che non vi è alcun “merito” di cui discutere ma solo ed esclusivamente un risultato da portare a casa. Con ogni mezzo.

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Esempi di caduta dei Partiti Socialisti in Europa

Peccato che sia già passato più di un anno e che, in tempi come questi, dove il logorio politico si fa feroce, questa sia una tempistica più che significativa. Dalle promesse roboanti agli effetti delle politiche dei vari Jobs Act, voucher, alternanza scuola/lavoro da McDonald’s, Banca Etruria ecc. il passo è decisamente in salita. Levate le cinghie di trasmissione, rottamati quasi definitivamente i conti col passato si fa difficile immaginare un qualsiasi blocco sociale articolato alle spalle di un partito che oramai è poco più che un Rotary Club. Men che meno un progetto per il futuro o una strategia di lungo periodo che non sia la svendita totale al miglior offerente prima della definitiva (e auspicata) scomparsa.

renzierdChe alla Leopolda, questo sabato, fosse lo stesso diritto a manifestare ad essere messo in discussione non frega nulla a nessuno. Dopotutto a sproloquiare saranno soprattutto quelli che non ne hanno mai usufruito vuoi per abulicità, per mancanza di necessità o per totale identificazione col potere di turno. Che siano volate manganellate e siano stati gasati i manifestanti era ampiamente prevedibile, succede ormai quotidianamente tanto a Bologna (i reparti spediti a Firenze erano quelli che si erano “fatti le ossa” per tutta la settimana sugli studenti bolognesi) quanto nel resto d’Italia.

A ben vedere non è tanto quello che andava in scena attorno alla Leopolda a “raccontare” il clima del Paese quanto piuttosto ciò che succedeva a “margine” di essa: a Magliana come a Pavia.

spugnette

“Magliana come Goro” era lo slogan di Forza Nuova intenta a manifestare nel quartiere romano della Magliana contemporaneamente a ciò che stava accadendo a Firenze. Una manifestazione vietata ma che si è svolta “tranquillamente” nonostante il divieto della Questura.

“Non potevamo di certo manganellare i manifestanti.”

Certo che no,, accade semplicemente ogni giorno, però se ne possono arrestare 9 denunciandone 50 (numeri da Gezi Park) senza toccare minimamente i neofascisti per quanto anche a loro fosse stata vietata la “piazza”. “La violenza delle cariche ha costretto gli antifascisti a disperdersi, inseguiti nel corso di una vera e propria caccia all’uomo realizzata da polizia e Digos fin dentro i bar e i negozi di Magliana. Alla fine, secondo la Questura che ha parlato addirittura di ‘devastazione e saccheggio’ da parte dei militanti dell’estrema sinistra, decine di dimostranti antifascisti sono stati ammanettati per strada e condotti nei commissariati di Tor Cervara e Tor Sapienza; alla fine il bilancio è stato di circa 50 fermati oltre che di alcuni feriti e contusi. Dei 50 fermi, ben 9 sono stati trasformati in arresti.”  Ma c’è di peggio. “Sul fronte opposto, approfittando della copertura garantita dall’ingente schieramento di polizia, quello che agenzie di stampa e media mainstream definiscono un gruppo di un centinaio di ‘residenti’ (fascisti aderenti a varie organizzazioni che poco prima avevano esposto bandiere e striscioni) ne ha approfittato per manifestare liberamente, per poi tentare di fare irruzione all’interno dei locali del Macchia Rossa e devastarlo.
Dopodiché, i celerini in assetto antisommossa si sono schierati a lungo davanti alla sede dello storico Centro Sociale impedendo agli occupanti di potervi rientrare mentre alcuni membri della Digos perquisivano i locali. Infine il Macchia Rossa è stato sigillato e posto sotto sequestro.”
(da qua) In due parole si consente ai neofascisti di devastare un centro sociale con la complicità di stampa, polizia e magistratura senza che nessuno dica nulla. Un chiaro segnale di come governo, apparati dello Stato e bassa manovalanza di estrema destra stiano spingendo l’acceleratore verso quella neutralizzazione (e annichilimento) dei movimenti anticapitalisti funzionale alle incertezze della fase politica attuale.

Non è ciò che facciamo in termini di “reato” a preoccupare il potere, ma ciò che potremmo diventare politicamente. E’ bene saperlo in anticipo.
(Qua)

La prova del nove come se non fosse sufficiente l’indizio romano arriva da Pavia.cwp6qpxukaauudp Qua è persino l’Anpi ad essere caricata in un presidio antifascista nel quale era presente persino il sindaco della città, indice di un protagonismo delle questure nient’affatto casuale e che dovrebbe far riflettere anche chi, fino ad oggi, credeva erroneamente di vivere ancora nell’altro ieri, quando certi trattamenti erano riservati esclusivamente agli antagonisti dei centri sociali e non all’ultima ruota del carro dei ceti politici cittadini (riferimento generale e non certo nello specifico pavese del quale si possono trovare un paio di testimonianze qua).

Da qua al 4 dicembre se ne vedranno di ogni…. A sarà düra!

 

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