I No sotto la Ghirlandina.

Posted on 29 novembre 2016

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“Ogni realtà sociale è, per prima cosa, spazio.”
Fernand Braudel

Partiamo da questo. Dallo spazio urbano e da una sua immagine: rotonda della Maserati, la scritta Trenkwalder a troneggiare su uno dei due grattacieli sorti dirimpetto alla torre e al parcheggio delle casa automobilistica. L’occhio che vi cade è come un filo che rilega e confeziona lo spirito del tempo.

L’avversione a quei due edifici germoglia parallelamente alla loro costruzione. Salire su un cavalcavia e gettare uno sguardo sulla città, sul suo skyline come si dice in gergo, permette di misurarne l’arroganza. La Ghirlandina, oggi non è più sola a indicare la città. La torretta girevole del Modena 2 (fine anni ’80) a confronto era quasi un’opera sobria mentre la ciminiera dell’inceneritore che svetta in lontananza si mantiene a distanza. Questi due no, stanno lì a ricordare come il verbo dei nuovi sacerdoti “il fottersi tutto il più velocemente possibile” sia diventata la nuova frontiera della pubblicità progresso.

trSe al posto della luminosa scritta Trenkwalder ci fosse stato l’occhio infuocato di Sauron forse l’eredità sarebbe stata addirittura meno esplicita. Nonostante l’altezza, l’arroganza di questi nuovi templi nasconde il fatto che d’imponente questi non possiedono altro se non la funerea verità di come essi stessi siano già delle rovine. Cosa potrebbe rappresentare quella scritta Trenkwalder se non questo? Sintomo di una città e delle sue nefaste trasformazioni. Per chi non lo sapesse dietro quel nome si cela un’agenzia di lavoro interinale che da mesi non paga i propri dipendenti, circa 8-10.000 lavoratori tra dipendenti diretti e somministrati nelle varie aziende, di cui circa 1.500 a Modena e provincia (qua) e sulla quale oggi si parla di vendita dopo le voci fallimento. “Fottersi tutto il più velocemente possibile.”

Potrà anche apparire esagerato ma in una città in cui il lavoro, tanto celebrato, può toccare apici di sfruttamento di stampo medievale delle cautele verticali sempre applicate “verso l’alto” francamente ce ne fottiamo.

Quando anche a Modena il manganello, la minaccia verbale poliziesca, le cariche e i lacrimogeni diventano le uniche risposte istituzionali a delle vertenze lavorative più che legittime è il segnale che il confine lo si è già oltrepassato da un bel pezzo e non è più ricucibile.

Si comincia a fine ottobre con un ferito soccorso dall’ambulanza dopo le cariche della polizia alla Nordiconad in via Finzi. Quel giorno un corteo di lavoratori arriverà fino al salotto buono della città disturbando persino il tram tram dello shopping nel centro cittadino. Scattare una foto al corteo col cellulare, invece, era un gesto sufficiente a far scattare un’identificazione da parte della polizia in borghese.

fumogeni

Confondere lacrimogeni e fumogeni è  un gioco a cui la stampa italiana si presta sempre molto volentieri.

Il 10 novembre abbiamo i primi blocchi davanti alle aziende di macellazione Global Carni e Alcar Uno dove, nel sottobosco di appalti e subappalti con false cooperative che spariscono o cambiano nome più volte, si nasconde uno sfruttamento tale da far indietreggiare le lancette dell’orologio di almeno due secoli. Il 17 poi (video in alto), si arriva ad uno sciopero congiunto in due stabilimenti della famiglia Levoni (Alcar Uno; Global Carni) ai quali si aggiungerà anche Bellentani del gruppo Citterio in solidarietà ad un cambio appalto che mette a rischio 110 posti di lavoro. Durante la trattativa l’azienda dichiara beffardamente che non tutti i lavoratori sarebbero stati riassorbiti e che la selezione del personale sarebbe finita in mano alla Trenkwalder, esattamente proprio quella, sigh!

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I lacrimogeni sparati il 17

Proseguono altri blocchi e altri incontri in prefettura (e la politica?) che sembrano mirati esclusivamente a guadagnare tempo, fino a lunedì quando a 55 lavoratori arriva la notizia ufficiale del licenziamento da Global Carni. A un nuovo picchetto seguono nuove cariche con lacrimogeni il martedì. E che la situazione non fosse destinata a migliorare a breve lo confermavano le parole insospettabili di Umberto Franciosi segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna:  “ci potranno essere altri momenti di forte tensione”, come sono accaduti sul territorio modenese con le vertenze Castelfrigo, Alcar e Globalcarni, anche nei prossimi mesi, “se le Istituzioni dello Stato non intervengono celermente per ripristinare un sistema di concorrenza leale”. (qua) A fronte di appalti nei quali la tanto sbandierata legalità è un concetto spesso discutibile abbiamo una prefettura (e la politica?) che sembra ergersi a protagonista di un ruolo non del tutto imparziale. Fermissima a stroncare scioperi e picchetti quanto strabica sulle meccaniche degli appalti. Un po’ come succede in Val Susa, dove aziende poi indagate per mafia hanno potuto operare tranquillamente sotto gli occhi di polizia e carabinieri nel cantiere più controllato e militarizzato d’Italia.

Se c’è una considerazione da fare a questo punto è che questo tipo di lotte, sovente caratterizzanti il settore della logistica e spesso composte da manodopera migrante sono il vertice avanzato del conflitto capitale/lavoro in questo Paese. E non è un caso se uno degli avvenimenti più tragici e significativi dell’ultimo anno, l’uccisione durante uno sciopero di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, sia avvenuta proprio in un contesto analogo.

gazzAnche in città si tentò di “affrontare” l’accaduto, qualche mese prima, ma in una maniera che definire inadeguata sarebbe imbarazzante. Il presidio autoconvocato dalla galassia sinistrata modenese avrebbe raccontato più di quanto ci si potesse aspettare. Immagine di una rappresentanza politica sordomuta e fine esclusivamente all’autoriproduzione di sé. Più o meno c’erano tutti i vari gruppuscoli e l’articolo della Gazzetta del giorno dopo (sopra e qua) sarà un vero e proprio manuale Cencelli giornalistico con dichiarazioni in ordine di importanza e “peso specifico”: imprenditore, sindacalista e studente per concludere infine su quanto fosse “gentile” ed “efficace” l’amministrazione Muzzarelli (Provincia in questo caso non sindaco). Peccato che al presidio le parole non volassero perché l’unico megafono disponibile era stato portato senza pile e chi interveniva poteva essere sentito esclusivamente dalle persone direttamente al proprio fianco. Una sensazione addirittura pre-testimoniale, autoassolutoria e autorappresentativa. Alla fine il fatto verrà declassato ad una generica “sicurezza sul lavoro”. Che Abd Elsalam sia stato ucciso durante un picchetto non aveva e non avrà alcuna valenza, occorre depotenziare, guardare dall’altra parte e pronunciare parole “morbide” buone per tutte le stagioni, tanto la realtà ricadrà sempre su altre spalle.

estre

Parole”morbide”

In città funziona altro. E come potrebbe essere altrimenti. Dopotutto la maggior parte di questi lavoratori sono migranti. Non votano. I loro diritti politici si riassumono nella scelta tra manganello e gas Cs. Un po’ come per tante altre categorie quando osano scendere in piazza solo che, ricordiamolo nuovamente, a questi ultimi è riservata qualche premura in meno e può capitare anche di essere uccisi nel reclamare i propri diritti. Qualche appunto tratto da Effimera – L’egemonia della sicurezza:

“Per essere egemonica, una classe dominante deve mettere in opera un progetto che sia in grado di presentare le forme di vita esistenti come ciò che conviene preservare di fronte alla minaccia. Attraverso la sicurezza, la stabilità dell’ordine sociale esistente appare sempre preferibile alla prospettiva di un cambiamento sociale contro il quale, a ragione, la sicurezza ci protegge. La minaccia rende l’esistente preferibile e desiderabile. […] D’altra parte, la caratterizzazione di una popolazione come “pericolosa” non può funzionare che nella misura in cui quest’ultima occupa già una posizione subalterna in seno ai rapporti sociali. […] La razza costituisce una delle condizioni di possibilità della sicurezza nella misura in cui produce delle popolazioni “sacrificabili” che possono essere facilmente in-securizzate. […] L’estensione dei dispositivi securitari non equivale così a una sospensione della democrazia borghese, a uno stato d’eccezione generalizzato. La securizzazione delle libertà della maggioranza passa piuttosto dall’indebolimento delle libertà delle minoranze. La sicurezza si dispiega così come una moltitudine di micro-eccezioni, di pratiche routinizzate d’inclusione e d’esclusione che garantiscono la normalità capitalista, come un insieme di pratiche “illiberali” in seno ai regimi politici liberali.” 

A Modena funziona altro si diceva. La civitas si muove e a fronte di un’amministrazione arrogante e inadeguata sotto ogni aspetto come quella Muzzarelli anche l’oggetto più inaspettato può trasformarsi in fonte di attrito. bicidelfiniCosì, sotto la Ghirlandina, può capitare che l’indignazione scatti per un banale porta-biciclette. Basta una location  adeguata e simbolica, la biblioteca Delfini, e un’impronta green, la bicicletta, che nella terra dei motori ha vita dura. Ovviamente dietro a quel porta-biciclette ci sta ben altro e non è solo la filosofia pro quattro ruote, cemento e  CO2 spacciata dal Comune. Ci sta un modello di città. Parcheggi gratuiti messi a pagamento, mega-parcheggi interrati come volani per l’economia e tanto altro. Dietro al porta-biciclette c’è  l’iceberg di un modello di sviluppo che ci sta portando dritti alla catastrofe.

casaSe gli sgomberi del maggio scorso hanno lasciato un piccolo segno nell’anima della città il problema della casa sembra non sfiorare nemmeno i pensieri di un’amministrazione tutta concentrata sulla prossima “riqualificazione” nella quale gettare un po’ di denaro pubblico.

“Ristrutturano tre padiglioni su cinquanta, ci costruiscono in mezzo una strada, spendono 50 milioni di euro e la chiamano riqualificazione”.

Purtroppo nonostante parole quali “risparmio” e contenimento della “spesa pubblica” ci ronzino attorno quasi quotidianamente abbiamo un controllo e una consapevolezza della reale gestione della cosa pubblica e dei denari da essa gestiti da Paese del Terzo Mondo.

Il Comune di Modena sembra diventato una porta girevole esclusiva per interessi privati particolari ai quali appare indirizzata tutta l’attenzione che invece dovrebbe essere riservata alla collettività. Abbiamo di tutto: dalle concessioni che si allungano per motivi di bilancio privati alle salatissime mostre per le quali il denaro pubblico prende la via diretta dei finanziatori della campagna elettorale del sig. Muzzarelli. In fin dei conti è lo spazio urbano quello che ci stanno ridisegnando attorno solamente che, come realtà sociali, non siamo più previsti nel progetto.

Anche se la mattina del 5 dicembre ci svegliassimo col piede giusto e con una vittoria referendaria alle spalle in questa città non mancherà di certo il marcio su cui lavorare.

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