A Modena c’è un problema di “percezione”.

Posted on 19 marzo 2017

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….conoscenze che trapassano quel tempo e quel luogo perché si ricollegano agli strati profondi, permanenti e ricorrenti, dei processi sociali e dell’esperienza umana. Esse ci dicono che non esiste nulla capace di vietare che ciò che è accaduto a Thalburg a cavallo degli anni Trenta possa prima o poi accadere di nuovo, in Germania o in altri paesi europei; e che i grandi drammi sociopolitici non sembrano affatto, agli occhi degli stessi attori che in quel momento li stanno recitando, dei veri e propri drammi. Sono sequenze scoordinate di fatterelli quotidiani, a volte insipidi a volte irritanti, con rari picchi di accelerazione e di intensità. È soltanto alla fine, quando è troppo tardi, che si comincia a capire che quelle sequenze di piccoli fatti stavano tracciando su un muro, sotto lo sguardo di tutti, le linee di un cruento destino. “Il problema del nazismo fu prima di tutto un problema di percezione” scrive l’autore proprio alla fine del libro….

Dall’introduzione di Luciano Gallino al libro “Come si diventa nazisti” di William Sheridan Allen. 


Sono sequenze scoordinate di fatterelli quotidiani, con rari picchi di accelerazione e intensità quelli che nell’ultimo anno si sono susseguiti in quel di Modena e che hanno portato, il 14 gennaio, all’apertura del circolo neofascista “Terra di Padri”. Di tutto ciò che segue (a parte l’attentato qua sotto) non troverete nessuna traccia sulla stampa locale che a quanto pare, non considera il neofascismo in città un problema degno di menzione. È un po’ come per la povertà e per il disagio sociale che in parallelo si tendono a nascondere sotto al tappeto quando non è possibile criminalizzarli direttamente. Silenzi omertosi, silenzi “di facciata” che  col trascorrere del tempo, si fanno silenzi pericolosi. Silenzi complici.

Un passo indietro:

Esattamente un anno fa, nella nottemirandola, veniva compiuto un attentato incendiario di stampo fascista contro un negozio arabo di Mirandola, firmato con una svastica tracciata sull’asfalto e due parole: “Andate via”. Un’intera facciata di un palazzo bruciata, con il rischio di far esplodere la canalina del gas adiacente e procurare un tragico bilancio di morti e feriti. Da poco si era tenuta la calata di Forza Nuova su Modena a Piazzale Redecocca, con la presenza di Roberto Fiore, e l’inizio delle proprie attività di propaganda nella Bassa.
A distanza di un anno sembra che tutti, nel mondo della politica istituzionale e delle autorità modenesi, si siano scordati di questo pericoloso e infame episodio di violenza fascista e discriminazione razziale che fa molto ricordare la Germania degli anni ’30.

Si sono scordate le solerti forze dell’ordine della Questura, sempre efficienti nel manganellare operai e studenti, sempre veloci nel reprimere ogni forma di dissenso e riscatto con valanghe di denunce, sempre impegnate nell’aprire indagini su chi si mette in gioco nelle lotte sociali, sindacali e antifasciste in città, che a distanza di un anno hanno dimostrato il loro vero interesse lasciando l’attentatore dormire sogni tranquilli.

Si è scordato il mondo dell’informazione modenese, sempre disponibile a dare voce alla propaganda razzista, alle iniziative e alle dichiarazioni dei gruppi neofascisti, e a dipingere questi come “bravi ragazzi” e “impegnati nel sociale”, di fatto legittimandoli, incapace di vedere l’inquietante escalation che nel giro di un anno – tra bombe incendiarie, raduni di nostalgici, raid di naziskin in università e pestaggi nelle strade – ha portato a Modena all’apertura di un circolo neofascista dove questi possono organizzarsi e fare proseliti.

Soprattutto, però, si sono scordate le forze che si definiscono di sinistra, antifasciste e che a parole si richiamano ai valori della Resistenza, che di fatto hanno lasciato che tutto ciò accadesse senza muovere un dito, senza mobilitarsi attivamente per tempo, senza cercare di capire come la fascistizzazione di Modena sia un processo in atto, e che l’antifascismo non è un vuoto richiamo ai “valori democratici” o uno stanco rituale una volta l’anno ma una pratica quotidiana, attiva, militante, che ha bisogno di rinnovarsi nelle sue pratiche e nel suo linguaggio, pena il sopravanzare di una marea nera che, all’oggi, non ha più timore di usare bombe incendiare ai propri infami scopi.” (Da Modena Antifascista)

16105537_360124814366424_8515532913337636064_nGià il 14 gennaio, giorno dell’inaugurazione, nonostante una nutrita presenza di giornalisti nessuno di questi si accorse delle presenza di Mario Merlino seduto al tavolo con gli “incensurati” “volontari apartitici” fondatori di Terra dei Padri. Che nemmeno dopo la denuncia di Modena Antifascista ci si sia presi la briga di scrivere qualcosa sulla presenza in città di un personaggio legato e coinvolto nei processi sulla strage di Piazza Fontana dà la cifra delle quantità di omertà e di cattiva coscienza circolanti nel sistema nervoso della stampa cittadina.

A nemmeno un mese dall’apertura del circolo, il 10 febbraio, davanti ad un noto pub di via Gallucci (siamo in pieno centro storico) un ragazzo viene aggredito e percosso da 4 persone che mostravano simboli fascisti. La motivazione, un look fricchettone, troppo alternativo per il ragazzo che più volte verrà apostrofato come «zecca» e minacciato verbalmente. La vicenda viene denunciata pubblicamente sia dalla pagina Facebook di Modena Antifascista che da altri ma nessuno sembra interessarsene.

Pochi giorni dopo, la mattina del 14 febbraio, fuori dall’istituto Selmi (scuola superiore) viene ritrovato questo striscione. La firma è del Fronte Veneto Skinhead.  (Da qua)14febb“Dresden, freiheit erzeugt massaker” (Dresda, libertà generata dal massacro). La ricorrenza sarebbe quella del bombardamento alleato della città tedesca di Dresda e del massacro conseguente avvenuto agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale spesso e volentieri “celebrato” dalla galassia neonazista europea.

A fine mese, il 27 febbraio, esce finalmente allo scoperto l’ANPI col suo presidente provinciale Aude Pacchioni che invoca prefetti, questori e tribunali al rispetto della Costituzione italiana come se questi ultimi non avessero già dato sufficienti prove di lassismo estremo (per non dire altro) nei confronti delle derive fasciste e xenofobe nella nostra società.

Infine questo fine settimana (18 marzo), come denuncia in un documento Modena Antifascista che commemora anche il suicidio per protesta dell’editore modenese Angelo Fortunato Formiggini nel 1938, dietro al cosiddetto Festival dell’Editoria Non Conforme (sigh!) altro non si maschererebbe che un Festival dell’editoria nazifascista.

Di seguito alcune delle case editrici di stampo nazi-fascista che esporranno i propri libri a Terra dei Padri e che entreranno a far parte del bagaglio culturale dei soci (e non) del sedicente Circolo:

Edizioni Ritter (http://www.ritteredizioni.com/): nota casa editrice neofascista milanese, «specializzata in Storia Militare, Fascismo e Nazionalsocialismo, Armi e Forze Speciali, Neofascismo, Musica Alternativa ed Etnonazionalismo». Diretta da Marco Battarra (militante del MSI, passato per un breve periodo in Terza Posizione, poi Lega Nord, poi simpatizzante Casapound), già proprietario della libreria La Bottega del Fantastico di Via Plinio a Milano, ora chiusa, ma per anni luogo di incontro della destra sociale milanese. Battarra è anche uno dei fondatori del Circolo Ritter di Milano, aperto nel 2008 con l’obiettivo ufficiale di ospitare libri poco reperibili, presentazioni e iniziative letterarie (ricorda qualcosa, qua a Modena?). Gli altri fondatori del circolo sono Alberto Manca, esperto di storia militare, Francesco Cappuccio, detto DoppioMalto, ex portavoce di Cuore Nero, e Guido Giraudo, noto militante di estrema destra dagli anni ’70 ad oggi, musicista de Gli Amici del Vento. La casa editrice Ritter viene costituita per far circolare ristampe e nuovi tomi sulle Forze Armate Tedesche e la Nuovelle Droite francese. Circolo ed edizioni rappresentano lo spazio letterario di riferimento del neofascismo milanese, il suo logo è la riproduzione dello stemma della XVII SS Pz Grenadier Division Gotz von Berlichingen.

Thule-Italia (http://thule-italia.org/ThuleItaliaEditrice/): specializzata nella riproposizione dei libri scritti dai grandi ideologi e protagonisti del nazionalsocialismo e del Terzo Reich come Adolf Hitler, Joseph Goebbles, Heinrich Himmler, Alfred Rosemberg, Reinhard Heydrich, Leon Degrelle, o dove si esaltano figure storiche di nazisti e antisemiti come Frithjof Fischer, Dietrich Eckart, Horst Wessel. Nel suo folto catalogo a base di rune, svastiche, esaltazione delle camicie brune e «autori» processati a Norimberga per crimini contro l’umanità, da notare la ripubblicazione del programma del partito nazista e dei manuali delle SS.

Edizioni di Ar (http://www.edizionidiar.it/): casa editrice famosa non tanto per la pubblicazione dei grandi classici del nazi-fascismo e degli autori che hanno ispirato e ispirano tuttora l’azione dei gruppi neofascisti (in primis Julius Evola), ma per essere stata di proprietà e fondata da Franco Freda. Ideologo di un’aristocrazia ariana e sostenitore di teorie nazionalsocialiste, esponente del gruppo eversivo Ordine Nuovo legato ai servizi segreti, Freda è tra le più celebri ed efferate figure protagoniste della strategia della tensione, in quanto – come confermato dalla Cassazione nel 2005 – tra i responsabili della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, che diede il via alla stagione terroristica delle bombe fasciste nelle piazze e sui treni. La casa editrice, ovviamente, ne pubblica orgogliosamente tutti gli scritti.

Edizioni Settimo Sigillo (http://www.libreriaeuropa.it/): fondata negli anni Ottanta dal camerata Enzo Cipriano, è una delle più longeve case editrici di estrema destra, con sede nella storica Libreria Europa di Roma. La libreria è stata storicamente il punto di riferimento e di ritrovo della componente del MSI legata a Pino Rauti che fondò Ordine Nuovo, gruppo terrorista di estrema destra i cui militanti – come Pierluigi Concutelli, di cui Settimo Sigillo pubblica degli scritti – presero parte come esecutori della strategia della tensione a base di stragi e bombe nelle piazze. La casa editrice dà voce all’area della Nuova Destra (Alain De Benoist) e del rossobrunismo (Costanzo Preve), ed è specializzata nel «pensiero Tradizionale» nazi-fascista (Julius Evola), nelle memorie di reduci repubblichini e camicie nere, e nell’esoterismo.


Infine vogliamo ricordare, come contraltare a questa sfilza di «case editrici» che sosterranno la proposta culturale di Terra dei Padri, l’editore modenese di origini ebraiche Angelo Formiggini: egli, che inizialmente non aveva colto la novità del fascismo e anzi ne aveva accettato passivamente l’avvento, il 29 novembre 1938 si gettò dalla Ghirlandina in segno di estremo rifiuto contro quelle leggi razziali e antisemite che, varate dal regime col «Manifesto della Razza», non gli avrebbero più permesso di fare quello a cui più teneva nella vita: pubblicare i suoi libri colti, intelligenti, ricchi di umorismo e perfino irrisione verso le nefandezze della dittatura e delle camicie nere di Mussolini.

Ovviamente anche di tutto questo sulla stampa modenese non vi è traccia, come se “Terra dei Padri” non esistesse e le iniziative che vi si svolgono fossero protette da una strana aurea di non detto e di tacito disinteresse.

Dopotutto tra la Gazzetta di Modena e l’estrema destra i messaggi che circolano alle volte sono del tutto sovrapponibili.

Vero Grazioli?*

 

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*Erico Grazioli è il direttore della Gazzetta di Modena

 

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