Tutti Liberi. Lèbius nci passamus in sa terra. Anche a Modena.

Posted on 22 giugno 2016

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Non sono passati nemmeno cinque giorni dalle allarmanti notizie della studentessa di Ca’ Foscari condannata per aver scritto una tesi sui No Tav che la procura di Torino decide il proseguo della sua privata Inquisizione.

Sembra un Italia egiziana quella in cui si è costretti a vivere.

Quando la colpa che ti condanna a due mesi di carcere è quella di aver scritto una tesi di laurea utilizzando la particella “noi” nel racconto di una “osservazione partecipante” abbiamo già superato ogni soglia di limite rientrante nella categoria dell’accettabile. Quando poi si scopre che per aver scritto una tesi di laurea un certo Pm domanda 9, ripetiamo, nove anni di reclusione capiamo di essere approdati direttamente su un’altro pianeta. Un pianeta nel quale evocare verità sull’omicidio di Giulio Regeni dovrebbe far accendere qualche lampadina anche a contesti a noi molto più prossimi, almeno fintanto che qualche procura non decida di indagare direttamente anche i nostri pensieri!

E quanto prossimo può essere il contesto?  Vicinissimo, tanto da colpire amici e compagni direttamente nella tua città, Modena. Tale è il raggio degli artigli della procura di Torino che oggi ha toccato complessivamente 23 persone tra arresti domiciliari, obblighi di firma e carcere. Il pretesto, una manifestazione dello scorso 28 giugno in cui si sfidarono i divieti e le barriere della prefettura. La premessa, il colpo di coda di una disfatta rovinosa, quella dei ballottaggi, dai quali governo e presidente del consiglio fuoriescono deteriorati e la cui data di scadenza “da consumarsi preferibilmente entro il…” è anticipata in maniera significativa. Legami e intrecci affaristico-finanziari compresi.

Viviamo ormai in un Paese che appella il voto a forma di “protesta” e ogni manifestazione di dissenso alla stregua di un crimine. Il marcio che ci circonda ha raggiunto un livello tale da non potere più tollerare alcuna forma di critica sociale, un arma che lo disvelerebbe come neve al sole.

A Modena tutto questo si traduce nel carcere di Sant’Anna per un ragazzo di vent’anni, in due arresti domiciliari e in un’obbligo di firma giornaliero. Provvedimenti dietro a cui si celano persone che in città hanno speso tanto in termini politici e di impegno personale, persone verso le quali la città tutta  dovrebbe essere in debito. Ma la città gira al contrario e ormai ogni esercizio di autorità si fa ammissione pubblica di averla definitivamente perduta insieme ad ogni diritto di pretenderla.

Cosa pensare di chi viene condotto in carcere senza nemmeno la firma di un Gip ma per la ferrea volontà di un Pm, Antonio Rinaudo, tanto feroce coi No Tav quanto blando e evanescente con le proprie frequentazioni. Una modalità di carcerazione preventiva solitamente associata a reati d’altro calibro ma siamo certi che la solerzia applicata a chi si batte per un mondo più giusto non sia la stessa applicata alla corruzione, alla truffa, agli scandali che si susseguono, al cemento depotenziato nelle ricostruzioni post sismiche, ai buchi di bilancio di qualche mega-evento, alle fontane nate vecchie…

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“Dare l’obbligo di firma quotidiana una donna con più di 70 anni, accusandola di aver partecipato alle violenze del 28 giugno 2015, in quanto “sedeva sul furgone noleggiato dai NO TAV, e questo perché ha parecchie difficoltà a muoversi, non solo ha del ridicolo ma rende agli occhi delle persone la giustizia in Italia sempre meno credibile e sempre più asservita al potere.” Stefano Grassi

Dalla Valle alla città, ed è la città, Modena che viene colpita ancora una volta dopo quell’undici maggio di sgomberi e violenza, perché il respiro “nazionale” prima o poi scende fino al locale, al suo cuore pulsante e solidale quello che non cessa di battere nonostante una città vetrina che si specchia nella propria indifferenza e nell’illusione di una smart city  dei grandi eventi/grandi opere/grandi uomini che altro non sono se non la maschera indossata per non doversi osservare da vicino.

Pare ci sia molto della Valle anche in pianura perché i temi sono gli stessi: mafia, corruzione, ipotesi di progresso che prevedono la devastazione ambientale, strade che fanno gola solo a chi poi dovrà costruirle, intascando fior di quattrini a fronte di un costante disinvestimento sociale, di una sanità sempre più a pagamento, di precarietà e volontariato e di fratture che non minano solo il tessuto sociale ma la facciata stessa della città.

Per non cambiare occorre terrorizzare, educare alla paura, al manganello, da queste parti un’assaggio particolarmente sgradito lo si aveva avuto già il mese scorso, oggi la portata è diversa ma ha sempre lo stesso sapore, di merda. E che dire di chi pretende di prelevarti il Dna solo perché vittime di un provvedimento che prevede l’obbligo di firma giornaliero.

Certamente una città che si stava riassopendo meccanicamente dopo il brusco risveglio del mese scorso in questi giorni avrà di che riflettere nuovamente, se lo vorrà.

corteo

 

“Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”

Lorenzo, Luca, Enrico e Davide liberi!!

Tutt* Liber*!

 

 

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